2005 — Sri Lanka

Resilienza culturale dopo lo tsunami

Nel 2005, a seguito dello tsunami, una missione di cooperazione in Sri Lanka viene condotta dal Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale dell’Università Cattolica e dai Vigili del Fuoco, con l’obiettivo iniziale di spiegare pratiche di sicurezza a famiglie, insegnanti e studenti. Tuttavia, l’esperienza alla scuola di Dickwella, nel Sud-Est dello Sri Lanka, mostra qualcosa di più profondo.

Durante una rappresentazione realizzata dagli studenti e dalle famiglie, gruppi etnici cingalesi, nei loro costumi tradizionali, mettono in scena il pantheon delle divinità buone dell’isola che sconfiggono e riportano a quiete le divinità del mare, responsabili simboliche dello tsunami.

Quell’episodio rende evidente un limite: un approccio fondato solo sul supporto psicologico e privo di competenze culturali locali rischia di non comprendere i reali meccanismi di resilienza della comunità. In quel contesto, la comunità ritrovava equilibrio attraverso la propria dimensione culturale e religiosa.

Cosa abbiamo imparato
Nelle emergenze, la cultura non è un elemento secondario. È spesso il linguaggio attraverso cui una comunità interpreta il trauma, ricostruisce senso e ritrova equilibrio.

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